REALTÀ VIRTUALE A VENEZIA

Curiosity:

La Realtà Virtuale sbarca al Lido e noi siamo andati a provarla…

Venice Virtual Reality è la grande novità di questa 74esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia.
La prima rassegna competitiva al mondo, dedicata alla realtà virtuale.

Ovviamente non potevamo perderci questa occasione di sbirciare e soprattutto di provare alcune tra le migliori esperienze di VR in circolazione!

Venice Virtual Reality in pillole

Realtà Virtuale - Infografica

Categorie e Best Experiences

1. VIRTUAL THEATER
Cinquanta posti a sedere (o meglio cinquanta simpatiche poltroncine girevoli). Cinquanta visori corredati di cuffie. Quindici opere (di cui solo tre in concorso) e oltre tre ore di video a 360°.
Risultato la classica esperienza di realtà virtuale con visore.
Tra queste la più chiacchierata è Gomorra VR – We Own the Streets (di Enrico Rosati). Un viaggio virtuale tra le Vele di Scampia alla scoperta del micro-universo in cui è ambientata Gomorra. Niente di memorabile, piuttosto un’azzeccata operazione di marketing per rilanciare la serie.

Realtà Virtuale - Virtual Theater

2. STAND UPS

Passiamo alla sezione stand ups ed entriamo nel vivo della rassegna. Qui troviamo opere in realtà virtuale con esperienze più articolate sia dal punto di vista della fruizione che della produzione dei contenuti.
In particolare ci hanno colpito:

Arden’s Wake di Eygene Chung – USA / 16’.
E’ il poetico racconto (ambientato in un mondo post-apocalittico in cui l’acqua ha coperto la superficie terrestre) di una ragazzina che scende negli abissi dell’oceano alla ricerca del padre scomparso.
Uno stile grafico d’impatto e di alto livello (nulla da invidiare alle animazioni Pixar). Uno storytelling altamente immersivo e un’interazione straordinariamente fluida. Elementi che fanno di questa esperienza VR uno dei papabili candidati al titolo.

My name is Peter Stillman (di Lysander Ashton, Leo Warner) – UK / 6’.
Basata sul romanzo di Paul Auster Città di vetro, l’esperienza di VR My name is Peter Stillman è in soggettiva.  Lo spettatore entra letteralmente nei panni dell’investigatore privato Peter Stillman.
Immergendosi in un cupo dialogo interiore con la propria immagine riflessa alla finestra si viene catapultati all’interno di una stanza dove ogni dettaglio è curato minuziosamente anche dal punto di vista della resa grafica.
Interessanti anche i momenti di interazioni reale-virtuale. Muovendo la testa nella realtà anche il volto deformato della propria coscienza virtuale, segue il medesimo moviment. E uno storytelling ad effetto che alterna introspezione psicologica a uno stile dark.

3. INSTALLATIONS
Eccoci finalmente nella categoria Installations. Senza dubbio la più coinvolgente e ricca di ispirazioni.

Partiamo con l’installazione più vip.
La Camera Insabbiata (di Laurie Anderson, Hsin-Chien Huang) – USA / 20’.
L’esperienza con HTC Vive approfondisce il tema del linguaggio e della scrittura. Dura 20 minuti circa ed ogni spettatore può personalizzarla scegliendo il percorso sensoriale che preferisce.
Dopo un primo momento di animazione “guidata” in cui si sorvola un ambiente tridimensionale (che ricorda i non luoghi di Matrix) formato solo da parole, segni e simboli. Si accede a un menù dal quale scegliere tra diverse esperienze di sollecitazione sensoriale. La più affascinante è senza dubbio la Sound Experience dove, utilizzando il microfono presente nei controller, è possibile registrare delle frasi e risentirle poi distorte a seconda dell’effetto prescelto.

Realtà Virtuale - La camera insabbiata

Sulla sollecitazione sensoriale si basa anche Separate Silence (di David Wedel with Elias Munk, Sine Lindstorff Kjeldsen, Marcus Aurelius Christensen, Anna Nøhr Tolstrup, Erik Engedal Christensen) – Danimarca / 17’.
Progetto di laurea di cinque studenti danesi dell’Università di Aarhus, Separate Silence , mischia virtuale e reale grazie a una scenografia molto curata e all’interazione con veri attori.
L’esperienza ibrida è certamente d’impatto e spinge lo spettatore ai limiti della propria percezione. Mettendolo nei panni di un giovane che nel suo letto d’ospedale si risveglia dal coma.

Di malattia parla anche Draw me close: a Memoir di Jordan Tannahill – Canada, UK / 15’.
Un’esperienza che fonde con molta sapienza reale e virtuale, riuscendo ad emozionarci e lasciandoci addosso una sensazione di straniamento. L’installazione combina performance live con attori, Realtà Virtuale ad alto impatto interattivo (basti pensare che al posto dei tradizionali controller c’è un guanto da indossare provvisto di sensori) e grafiche in stile sketch, per creare una memoria vivida attraverso cui indagare la complessità delle relazioni e di un rapporto madre-figlio minato dall’ombra di un cancro terminale.

Per concludere…

Alto il livello della competizione e delle opere presentate sia per virtuosismo tecnico che per grado di interazione.
– Molto interessante la convergenza tra reale e virtuale e tra performace e immaginazione. Possibile grazie all’interazione con attori in carne ed ossa e alla realizzazione di veri e propri set con scenografie realistiche e molto curate.
Immersive storytelling empatico e diversificato, spesso dalle tinte drammatiche.

Con piacere ci troviamo in accordo con il buon Landis (presidente della Giuria) che come noi è stato rapito da:
Arden’s Wake: Miglior Film VR.
La Camera Insabbiata: Migliore Esperienza VR (per contenuto interattivo).
 Bloodless: Migliore Storia VR (per contenuto lineare).

 

 

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